ecco gli ip dei DNS liberi , senza blocchi senza censure per un internet libero
DNS PRIMARIO : 208.67.222.222
DNS SECONDARIO : 208.67.220.220
ecco gli ip dei DNS liberi , senza blocchi senza censure per un internet libero
DNS PRIMARIO : 208.67.222.222
DNS SECONDARIO : 208.67.220.220
Dopo i siti di scommesse è i presuti siti di materiale pedopornografico (il sito del love boy day, non conteneva quel genere di materiali, rendendo per tanto il blocco illegale), adesso tocca ai siti che fanno tracking dei torrent. Nel caspo specifico, come da titolo, Pirate Bay, risulta inaccessibile da quasi tutti gli ISP italiani. Infatti dopo aver fatto capitolare Colombo-bt cercando di far tacere tutto, hanno impostato il blocco contro la baia dei pirati.
Le informazioni sono ancora poco dettagliate. Si dice che il GIP della polizia di bergamo abbia mandato un fax verso tutti gli ISP italiani per oscurare l’accesso a Pirate Bay. Putroppo non ho ancora trovato una copia del fax in questione quindi la cosa va presa con le pinze.
Però una cosa che si può tranquillamente riscontare è che il livello di censura varia a seconda del fornitore di servizi internet. C’è chi blocca a livello DNS l’accesso al sito, mentre altri arrivano ad oscurare l’indirizzo IP, rendendo inutile l’utilizzo di DNS alternativi.
Ovviamente la baia, non sta ha guardare: Oltre ad aver cambiato l’indirizzo IP del propio sito, hanno fatto un domino esclusivo per gli italiani, ovvero labaia.org. C’è da fare presente che Pirate bay, non è solo un sito per il bittorrent, ma ha anche due servizi gratuiti e senza censure, come bayimg e baywords. Attulmente solo il primo nominato risulta inaccessibile. Non vi dico il classico “usate OpenDNS” e affini, perchè molti altri hanno già detto questo. La cosa grave è come l’italia cerchi di addottare la censura contro internet per l’ennesima volta. Chi sà se LastKnight ne parlerà Comunque è bello sapere, che ci considerano uno stato fascista, poi se è vero che il Gip è quello di bergamo, sono doppiamente “felice” perchè almeno non perdono il tempo con chi ha la coda di paglia inzuppato di benzina!
PICCOLA NOTA DELLE 14:05:
Lastknight si è pronuciato sulla vicenda. Le sue parole suonano strano dopo quello che ha combinato.
Fonti:
Downloadblog sull’argomento
p2pforum, dove è iniziata la disccusione
Un Blog dove parla della questione
Un’altro forum, dove spiega anche come usare OpenDNS
Il Blog della baia, che da la notizia, “Fascist state censors Pirate Bay”
Qualcuno che ha notato la cosa il giorno prima
Un essere umano esce di casa per andare a lavoro: per sostentare se stesso e la propria famiglia. La sera dovrebbe farvi ritorno sano e salvo. Questa dovrebbe essere la norma, ma spesso non è così, ecco perché “Morti Bianche”, è una sorta di testamento senza beneficiari, anzi con familiari che restano troppe volte senza assistenza e in completa solitudine.
Una volta si lavorava per vivere, ora per cercare di salvare la propria pelle.
Compra il libro , il prezzo è libero scegli tu il costo del libro
Questa particolare licenza, l’ultima ancora commercializzata da Microsoft, permette ai produttori di pc low cost (Ultra Low Cost PC - ULCPC) di ottenere a prezzi scontati (dai 26 ai 32 dollari) il sistema operativo XP, a patto di rispettare certi limiti hardware
Nei giorni scorsi, il blog tedesco EeePCnews.de aveva pubblicato una foto dell’etichetta applicata su un EeeBox, la versione desktop dell’EeePC, dicendo che questo nuovo modello sarebbe stato il primo a “montare” una versione di XP con licenza ULCPC; la notizia è stata riportata anche su altri siti del settore ,ma si tratta di un errore.
In realtà è già utilizzata anche su altri modelli di EeePC, come il mio EeePC 1000H, arrivato dagli States, con una licenza, appunto, Windows XP ULCPC.
Da precisare che a livello software non c’è nessuna differenza tra questa versione di XP e quelle commercializzate fino a poco tempo fa.
Ecco qualche informazione sulle caratteristiche:
- Schermo da 10″ con LED backlight
- Superficie Laccata
- Colori: “Coffee Brown” e Bianco
- Processore Intel Atom (dual-core?)
- Nessun lettore DVD/CD
- 32GB SSD ($699 - 453 euro circa)
- 64GB SSD ($899 - 583 euro circa)
- Spessore 2.2cm (MacBook Air 1.9cm)
- Peso ~1kg (MacBook Air 1.3kg)
Dall’immagine non si può vedere molto, ma guardate le nuove finiture ed il design più elegante dei modelli precedenti; sempre che si tratti veramente dell’EeePC s101.
Fonte : eeepc.it
EeeStick, il controller wireless per PC sviluppato appositamente per i giochi e le applicazioni multimediali.
ecco in che modo Asus spiega “come si gioca” con l’EeeStick; il sistema di controllo è diviso in tre aree:

Modalità 3D: risponde e riproduce i movimenti lungo gli assi e riconosce la rotazione; ideale per i giochi sportivi, d’azione ed i così detti beat´em up.

Puntamento: ideale per sparatutto in prima persona e nella gestione delle armi.

Tilt mode, Inclinazione: riproduce i movimenti avanti, indietro e laterale, ideale per i giochi di guida e di volo.
Le caratteristiche tecniche dell’EeeStick parlano di connettività wireless (frequenza di 2.4GHz, sarà da vedere come si comporterà con altri device wireless vicino) e batterie AA capaci di assicurare 3 giorni continui di utilizzo.
il tutto sembra riproporre per pc l’idea del controller Nintendo Wii
Fonte : eeepc.it
Mentre ancora si sta cercando di delineare per intero l’identità del successore di Windows Vista, noto con il nome in codice di Windows 7, il gossip hi-tech sta spostando la sua attenzione su un futuro ancora più lontano, quando Windows… non sarà più Windows: per lo meno, non quello che conosciamo oggi. Di questo misterioso sistema operativo, oggi noto come Midori, si conosce ancora molto poco, ma qualche dettaglio in più lo ha fornito nei giorni scorsi SDTimes, che è riuscito a mettere le mani su di un documento interno di Microsoft.
Le informazioni contenute nel documento confermano che Midori verrà sviluppato da zero, e taglierà ogni legame con l’attuale architettura Windows NT. Questo software implementerà probabilmente molti dei concetti alla base di Singularity, un sistema operativo sperimentale sviluppato in seno a Microsoft Reasearch e presentato ufficialmente verso la fine del 2006. Come quest’ultimo, Midori si baserà su “codice gestito” (managed code), ossia eseguito da un motore runtime all’interno di una macchina virtuale (così come quello dei linguaggi Java e C#), e adotterà probabilmente la tecnica Software Isolated Process, che garantisce un maggiore isolamento tra processi e, di conseguenza, un migliore livello di affidabilità dell’intero sistema.
Midori sarà in grado di girare direttamente su hardware nativo (x86, x64 e ARM), all’interno di una macchina virtuale creata con Hyper-V, o persino come processo di Windows: quest’ultima tecnica è simile a quella implementata dalla tecnologia Cooperative Linux (coLinux), che permette di far girare il kernel di Linux come un processo di Windows, garantendogli pieno accesso all’hardware (con diversi benefici in termini di performance). Le tecniche succitate dovrebbero poi consentire a Midori di far girare le attuali applicazioni Windows fianco a fianco con quelle native, assicurando così agli utenti - specie a quelli aziendali - un percorso di migrazione più agevole e “senza strappi”.
Il futuro Windows segnerà il passaggio dall’attuale e ormai datato approccio desktop-centrico ad un modello di computing più flessibile e moderno, incentrato sul web e sulle risorse distribuite: in un termine, cloud computing. Microsoft si prepara dunque a scenari d’utilizzo dei sistemi operativi molto differenti da quelli attuali, che prevedono l’uso sempre più massiccio di applicazioni, servizi e spazi di archiviazione dislocati su server remoti. Se oggi si accede a tali risorse principalmente per mezzo di un browser, in futuro sarà il sistema operativo stesso a fungere da interfaccia con il Web: la prima conseguenza è che le web application potranno essere utilizzate dagli utenti in modo del tutto simile alle tradizionali applicazioni desktop.
Aderendo in pieno alla filosofia del cloud computing, Midori estenderà le tradizionali tecnologie di gestione e trasferimento dei dati, come compressione, cifratura, replicazione, indicizzazione e ricerca, alle risorse distribuite: ciò consentirà agli utenti di utilizzare i dischi di storage su Internet alla stessa stregua di quelli locali, e questo senza ricorrere a software di terze parti.
L’architettura di Midori sarà di tipo asincrono, ottimizzata per l’utilizzo simultaneo di più risorse (sia locali che distribuite) e in grado di gestire dinamicamente le risorse di sistema (CPU, memoria, disco, rete ecc.) in base al carico di lavoro, alle priorità di utilizzo e altri criteri stabili dall’utente.
Per distribuire le applicazioni in modo più efficiente tra più core, processori o server, la futura piattaforma di BigM utilizzerà la cosiddetta Asynchronous Promise Architecture, capace di astrarre le caratteristiche delle macchine fisiche e dei processori: questa tecnologia permetterà anche agli sviluppatori di scrivere applicazioni maggiormente ottimizzate per l’esecuzione parallela e il multithreading.
Midori porterà poi a pieno compimento il percorso verso la modularizzazione del sistema operativo già intrapreso da Microsoft con Windows 7. La sua architettura sarà infatti progettata per essere divisa in componenti, massimizzando in questo modo flessibilità (gli utenti potranno installare solo i componenti a loro realmente necessari), le performance (ad ogni componente sarà possibile assegnare core o processori fisici differenti) e la sicurezza (ogni componente verrà eseguito all’interno di un ambiente protetto che lo isolerà dal resto del sistema operativo).
La modularizzazione di Midori inizierà dal suo kernel, che sarà diviso in due livelli separati: il primo, basato su di un’architettura a microkernel, avrà il compito di gestire le funzionalità di basso livello, come l’accesso all’hardware, l’assegnazione del tempo macchina a ciascun task e il risparmio energetico; il secondo si occuperà invece delle funzionalità di più alto livello, come la gestione di file e cartelle, il multimedia, l’esecuzione delle applicazioni ecc.
Per il momento Midori rimane un progetto di ricerca, e come tale privo di una roadmap definita. È pertanto probabile che la sua prima incarnazione non raggiungerà il mercato prima della metà del prossimo decennio.
Scoprire che ti hanno rubato l’auto non appena succede. Non male come prospettiva: ormai l’auto è andata, ma quanto meno si può avviare subito denuncia e ricerche del veicolo. E poi, magari, la polizia circonda l’isolato e ferma il ladro, come in un film! Si può fare o, per meglio dire, si potrà forse fare se l’invenzione del professor Sencun Zhu della Penn State University finirà per davvero nei paraurti e nelle centraline delle auto di tutto il mondo.
Niente antifurto satellitare o chiave a codice. O meglio, quelle ci potranno sempre essere, ma non saranno collegate a questo sistema: saranno le stesse auto a tenersi d’occhio a vicenda, salutandosi reciprocamente quando arrivano nel parcheggio e scambiandosi un arrivederci quando ripartono. E se un’auto sarà maleducata, allora vorrà dire che qualcuno la sta portando via abusivamente: ogni tentativo di forzarla causerà l’improvviso mutismo del veicolo coi suoi simili, che si attiveranno per dare l’allarme e spiegare agli umani che un’auto è stata trascinata via contro la sua volontà.
Nessuna complessa rete inter-auto sarà necessaria a svolgere questo compito. Basteranno semplici trasmettitori a bassa potenza e a corto raggio da infilare nei posti più impensabili, che comunicheranno con gli altri veicoli compresi nel raggio di una decina di metri. Bassa potenza significa anche bassi consumi, quindi con piccole batterie si potrà andare avanti per anni: magari, suggerisce Zhu, ci potrebbe essere un sensore master che venga alimentato direttamente dall’auto, e tanti piccoli sensori slave a pile nascosti ovunque. Non che questa possa diventare la soluzione definitiva per tutti gli usi: lasciare la macchina in un luogo di passaggio, magari con un antifurto meccanico in bella vista, un bell’antifurto immobilizer e magari pure in un parcheggio custodito e sorvegliato sono senz’altro deterrenti maggiori per un ladro. Tanto più che, ricordano i giornalisti d’oltreoceano, non sono necessariamente le auto più costose quelle più rubate, mentre vanno per la maggiore le utilitarie più diffuse, soprattutto in prospettiva smontaggio e rivendita dei pezzi.
A questo punto, ci si potrebbe pure prefiggere lo scopo di puntare ad una luxury car, magari full optional, per scoraggiare i ladri, in una sorta di psicologia inversa del taccheggio. E l’ultimo ritrovato in fatto di comfort su quattro ruote è il motore di ricerca integrato nell’autoradio integrata nell’automobile. Ci ha pensato Microsoft, che da tempo sviluppa soluzioni embedded per le vetture prodotte da Ford negli USA e da Fiat in Italia (quest’ultima adotta il marchio Blu&Me per contrassegnare i modelli Redmond Inside) e non solo.
Nelle più recenti release del pacchetto di sviluppo è contenuto infatti un modulo denominato LS4D (Live Search for Devices), che permette al guidatore di interrogare il motore di ricerca di BigM per individuare il numero di telefono di privati e aziende direttamente su Internet. Oltre al numero, volendo il guidatore può anche ottenere un indirizzo da dare in pasto al navigatore, così da dirigersi immantinente verso casa di un amico o l’ufficio di un partner d’affari, e la richiesta può essere inoltrata sia digitando sullo schermo integrato nella plancia che attraverso più sicuri (ai fini della concentrazione sulla guida) comandi vocali.
Microsoft ha così iniziato ad allargare oltre il confine di musica, navigazione GPS e computer di bordo, le attività che si possono svolgere mentre si è in viaggio in macchina. Il tutto, però, non prescinde dalla disponibilità di connessione ad Internet in auto: un capitolo, questo, che come è noto pone non pochi problemi di costi e tariffe per chi naviga in mobilità.
L’intimità domestica del telelavoratore non è affatto intima. Giacca e cravatta d’ordinanza, non è possibile distrarsi né pascolare online: il capo sta guardando.
Il telelavoro migliora la qualità della vita e rende produttivi. Anche perché non è possibile adagiarsi. È il Wall Street Journal a documentare quanto accade in certi studioli di impiegati che svolgono le loro mansioni da casa. Il dipendente riteneva di poter rispettare le proprie scadenze gestendo autonomamente i propri tempi, confidava nel fatto di poter assecondare i propri ritmi biologici sfuggendo alla sorveglianza dell’occhiuto capoufficio. La propria postazione di lavoro domestica si è tramutata in un panopticon. A garantire che freelance che si occupano di programmazione, grafici e giornalisti, operatori di call center si adoperino per il bene delle aziende che servono sono intermediari quali oDesk. Vendono all’azienda il lavoratore richiesto: nel pacchetto è compresa l’assicurazione di produttività. A sferzare la forza lavoro ci sono i sistemi di sorveglianza inclusi nel prezzo: al telelavoratore che trova un impiego attraverso oDesk è richiesta l’installazione di strumenti di produttività. Ad intervalli regolari scattano screenshot per documentare quanto avviene sullo schermo del telelavoratore, tengono traccia di tutto quel che il dipendente fa con il proprio computer, dell’attività e dell’inattività, dei tempi spesi per svolgere un compito e di tutte le operazioni svolte per portarlo a termine. “Non puoi giocare a Blackjack. Non puoi guardare YouTube. Perché? - provoca Gary Swart, a capo di oDesk - Perché ti sto guardando mentre lavori”. È uno spionaggio pervasivo quello venduto da oDesk alle aziende che vi si affidano: il telelavoratore deve attenersi alle più rigide norme del galateo per non farsi sorprendere dagli scatti della webcam che sei volte all’ora, ma non ad intervalli regolari, immortala qual che avviene di fronte allo schermo.
Questo monitoraggio pervasivo non si giustifica con esigenze di sicurezza, troppo spesso trascurate da dipendenti casalinghi e da aziende che non svolgono abbastanza controlli per assicurare che l’oggetto del lavoro sia tutelato da occhi indiscreti. È un regime di sorveglianza che fa perno sulla produttività.
Le aziende? La soddisfazione è incontenibile: stanchi di doversi immischiare nella corrispondenza email dei dipendenti ordinari, annoiati dalle pratiche di spionaggio aziendale alle quali sono autorizzati e costretti, i datori di lavoro si compiacciono della solerzia dei teleimpiegati. Quelli sorvegliati rendono fino al 25 per cento in più, spiegano i rappresentanti delle aziende al Journal.
Non vivono rilassati nemmeno gli operatori di call center: costretti a programmare le pause non pagate dedicate ad espletare le impellenze fisiologiche, vivono l’orario di lavoro sommersi dalla telefonate che aziende come Working Solutions si preoccupano di registrare e esaminare a mezzo software. Il tutto deve svolgersi nel più religioso silenzio: miagolii, lavatrici, clangore di posate non devono innervosire utenti inviperiti che l’operatore ha il compito di sedare.
Un impiegato statunitense su quattro nel 2007 ha lavorato da casa per almeno un giorno della settimana, metà delle aziende d’oltreoceano e europee consentono ai propri dipendenti di svolgere il proprio lavoro al di fuori delle mura dell’ufficio. Qualcosa si sta timidamente muovendo anche in Italia. Ma c’è anche chi non abbandonerebbe mai il proprio cubicolo.
Nvidia ha introdotto sul mercato nuovi processori grafici GeForce della serie 9, dedicati ai PC desktop, e della serie 9M, dedicati invece ai notebook. Tutte le nuove GPU integrano il motore per l’accelerazione dei calcoli fisici PhysX, che Nvidia ha ereditato lo scorso anno con l’acquisizione di Ageia, e il supporto alla piattaforma di sviluppo CUDA.
Questa è la prima volta che Nvidia porta la tecnologia di Ageia sulle proprie GPU mobili, ma ciò non sorprende visto che la stessa Ageia, esattamente un anno fa, aveva già prodotto versioni delle sue Physics Processing Unit (PPU) per i notebook: questi chip erano in grado di fornire performance di tutto rispetto consumando, durante l’uso, circa 10 watt.
I nuovi processori GeForce 9M lanciati da Nvidia sono cinque: i tre modelli di fascia alta GeForce 9800M GTX, GeForce 9800M GTS e GeForce 9800 GT, e i due modelli di fascia media GeForce 9700M GTS e GeForce 9700M GT. Per la fascia bassa sono già disponibili da tempo i GeForce 9600M e 9500M. Tra le caratteristiche più interessanti delle GPU GeForce 9800M e 9700M, oltre all’integrazione della tecnologia PhysX, c’è l’utilizzo di 112 unità di calcolo, il supporto alle tecnologie multi-GPU SLI e Hybrid SLI, e la piena compatibilità con la specifica BD-Live di Blu-ray per la riproduzione di due flussi video contemporanei.
I produttori di notebook ad aver già annunciato sistemi basati sui nuovi chip grafici di Nvidia sono una ventina, tra i quali spicca il nome di Toshiba, che utilizzerà i GeForce 9800M GTX e 9700M GTS sui propri laptop hi-end Qosmio X300/X305.
Nvidia ha poi introdotto nel segmento desktop i nuovi GeForce 9800 GTX+, 9800 GT e 9500 GT, anch’essi dotati del supporto a PhysX e CUDA. Queste GPU si pongono, rispettivamente, un gradino sopra e un gradino sotto le GeForce 9600 GT già da tempo disponibili sul mercato.
La GeForce 9500 GT, costruita con una tecnologia di processo a 65 nanometri, ha una frequenza di clock di 650 MHz e integra 32 stream processor a 1625 MHz. Il chip supporta fino a 512 MB di memoria con frequenza di clock effettiva di 1600 o 1800 MHz e bus da 128 bit.
La GeForce 9800 GT condivide le stesse caratteristiche tecniche della GeForce 8800 GT, incluso il core G92 cloccato a 600 MHz e dotato di 112 stream processor a 1500 MHz. La memoria video supportata è di 512 MB, ed il bus tra questa e la GPU ha un clock di 1800 MHz e un’ampiezza di 256 bit.
La GeForce 9800 GTX+ è prodotta con una tecnologia a 55 nm, ed include 128 stream processor a 1836 MHz. La frequenza del core è invece di 738 MHz, mentre quella del bus da 256 bit con la memoria è di 2,2 GHz. La memoria video supportata è di 512 MB.
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