Creare un negozio in un click, questa l’innovativa formula alla base di Webchising, proposta dalla società Shop.it. Aprire una propria vetrina sul Web non costa nulla e consente guadagni nell’ordine del 10% su ogni vendita effettuata. Come funziona? Il modus operandi ricalca quello del franchising tradizionale, ma scegliendo il canale informatico sarà il webchisee a scegliere, in totale autonomia, l’insegna del proprio negozio, i prodotti da rivendere selezionandoli dal catalogo di Shop.it (oltre 1.500.000 articoli). La piattaforma drag&drop consentirà inoltre ai telematici imprenditori in erba di personalizzare in tutto e per tutto il proprio sito di e-commerce. Sarà infatti possibile modificare facilmente il template, i colori, il logo (caricandone uno fatto ad hoc oppure usando un editor), la struttura, la grafica, e le descrizioni dei prodotti, le fotografie degli stessi, i "title" e i "meta description" delle index di dettaglio prodotto, e via dicendo. Attivabile sia su domini di terzo livello (opzione di default) che di secondo livello il negozio avrà La possibilità di gestire la vendita di una sola categoria di prodotti (ad es. videogiochi, dvd, libri, etc..), oppure un e-commerce con tutte le categorie a disposizione. Il ruolo di Shop.it Se la scelta del nome dell’esercizio e il tipo di prodotti in vendita sono a discrezione dell’"imprenditore" a gestire ordinativi, consegne e customer care sarà invece Shop.it.. La società in questione gestisce un network di siti di commercio elettronico, cui fanno capo piattaforme-ecommerce di riferimento quali Dvd.it, Factotus.it, Cellulari.it, Ludus.it, Peck.it, Cosmetici.it Italiansunglasses.it, Traduciamo.it ed altri. Online dal 2001, Shop.it commercializza un catalogo di oltre un milione e mezzo di prodotti di vario tipo e dal mese di aprile 2008 fornisce ad aziende terze una piattaforma integrata di commercio elettronico (analisi, sviluppo, gestione commerciale, piattaforma logistica e customer care), oltre ad una serie di servizi di consulenza SEO e di marketing sul web. La società occupa una quarantina di persone dedicate all’attività di gestione e di sviluppo tecnologico dei siti del gruppo e dei clienti serviti.
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I power user di servizi come Youtube si saranno sicuramente accorti che alcuni video vengono cancellati inspiegabilmente dopo un tot. di tempo. Sebbene siti come Youtube oppure Google Video permettono tramite 2 righe di codice, la condivisione dei video, altrettanto semplice non è il download ed è qui che entra in gioco Youtube Grabber .
Youtube Grabber è un servizio che permette il download dei video da youtube, google video, etc….
I principio di funzionamento è tanto semplice quanto immediato: copiamo l’url del video di nostro interesse e incolliamolo su Youtube Grabber , al resto ci pensa lui.
Purtroppo, i video scaricati da Youtube sono in 2 formati Mp4 e FLV non sono quindi riproducibili sul nostro lettore multimediale senza averne in codec ma, possiamo scaricare tranquillamente altri player, quindi programmi come Gom Player (player open source) oppure FLV Player.
Dopo l’annuncio di ieri sul futuro lancio dell’antivirus gratuito Microsoft Morro, Symantec interviene non risparmiando commenti sull’azienda di Redmond e sui suoi prodotti.
Ieri Microsoft ha annunciato che OneCare non sarà più distribuito attraverso il canale retail per lasciare il posto a una versione basic e gratuita di una soluzione di sicurezza. In alternativa a Windows Live OneCare, l’azienda di Redmond propone Morro, un nuovo programma di sicurezza informatica, che sarà disponibile a partire dalla seconda metà del 2009. Morro potrà essere installato su qualsiasi tipo di computer, indipendentemente dai suoi anni e dalla sua dotazione tecnica.
Microsoft Morro sarà quindi un antivirus gratuito che, a differenza di altri programmi appartenenti alla stessa categoria, dovrebbe avere massima compatibilità con i sistemi operativi ospitanti, Windows XP e Windows Vista.La risposta di Symantec non tarda ad arrivare la quale dichiara: "Consideriamo questo annuncio come una resa di Microsoft, un’ulteriore dimostrazione che non è nel DNA dell’azienda la realizzazione di una tecnologia di protezione di qualità e aggiornata di frequente".
"Nonostante il prezzo più basso rispetto agli altri vendor, gli utenti hanno espresso perplessità in merito a OneCare perché offre un livello di protezione inferiore agli standard di mercato oltre a performance scarse, come dimostrato da test condotti da terze parti. Realizzare una versione gratuita di una tecnologia al di sotto degli standard non la rende certo più efficace perché, semplicemente, innovazione e protezione sono estremamente importanti per una soluzione di sicurezza. Quindi, nonostante sia gratis, crediamo che “Microsoft OneCare-light”, anche detto Morro, si comporterà persino peggio del suo predecessore, sottoponendo in sostanza gli utenti a rischi maggiori senza una protezione valida. Inoltre, dalle ricerche effettuate da Symantec, emerge chiaramente che gli utenti necessitano di uno prodotto di sicurezza che non solo garantisca la massima protezione, ma che sia anche performante. E OneCare è ampiamente riconosciuto come uno dei software più impattanti sulle risorse del computer."
Secondo quanto rilasciato da Microsoft, OneCare sarà disponibile fino al 30 giugno prossimo al prezzo di 49.95 dollari annui, data oltre la quale il servizio sarà cancellato dai listini. Microsoft Morro dovrebbe invece essere rilasciato entro la seconda metà del 2009.
Dopo il disagio recato ad alcuni utenti, AVG chiede scusa alle vittime, offrendo gratuitamente un anno di licenza per il suo antivirus. A pochi giorni pero’ dall’annuncio, AVG deve rifare i conti con un nuovo bug, che riconosce Adobe Flash come un malware.
Pochi giorni fa, come senz’altro ricorderete, avevamo segnalato un grave bug del noto softwareantivirus AVG che, dopo l’aggiornamento identificava alcuni file di sistema di Windows XP come virus, cancellandoli dall’hard disk e provocando gravi malfunzionamenti al sistema operativo.
Purtroppo AVG è ricaduta nello stesso errore e questa volta, dopo l’update, l’antivirus riconosce Adobe Flash come un trojan dannoso! Ovviamente l’utente può scegliere se rimuovere il file o ignorare l’avvertimento, ma è probabile che la maggior parte delle persone opti istintivamente per la rimozione, fidandosi delle rilevazioni del software.
Il fenomeno delle false-minacce sembra essere una vera spina nel fianco per AVG; è la terza volta in pochi mesi, dopo l’errata identificazione di file di Windows XP e del firewall ZoneAlarm, primo segnale di questo tipo di problemi. Per arginare le polemiche inevitabilmente scaturite dalla vicenda, AVG ha avviato una campagna di risarcimenti, destinata a tutti gli utenti vittime di disagi. AVG Technologies infatti offrirà (a partire dal 24 Novembre 2008) una licenza gratuita o un’estensione della licenza esistente, secondo le modalità seguenti:
La mossa di Grisoft è sicuramente apprezzabile e ci auguriamo che possa placare i malumori. E’ infatti molto raro che una software house decida di rimborsare gli utenti per i bug presenti all’interno del proprio software
Oltre a visualizzare le mappe e le immagini satellitari dei giorni nostri, con Google Earth è possibile pure fare un salto nel passato e visitare la città di Roma così com’era nel 320 d.C..
Per l’occasione è stato creato anche un canale di YouTube dedicato al progetto.
Per abilitare la funzione è necessario attivare il layer “Ancient Rome 3D” che si trova nella sezione “Gallery” dei Layer di Google Earth.
Il progetto è stato sviluppato da Google in collaborazione con Past Perfect Productions Srl di Roma l’Università della California ed il dipartimento IATH dell’Universita’ della Virginia.
Google ha reso disponibile un importante aggiornamento per Gmail: la possibilità di effettuare videochiamate con i propri contatti. Per attivare questa funzione è necessario scaricare un pluginselezionando la voce “Aggiungi chat vocale/video” dal menu contestuale che appare cliccando sui vari contatti presenti nella sezione Chat di Gmail, oppure nel menu “Opzioni” della finestra della singola conversazione.

Una volta installato il plugin e riavviato il browser sarà possibile iniziare le conversazioni audio/video con gli altri utenti che hanno già abilitato tale funzione, oppure invitarli a farlo. I contatti che hanno attivato la funzionalità audio/video sono riconoscibili per la presenza di un’icona a forma di videocamera accanto al loro nickname.
La chat audio/video funziona sia su Windows XP e Vista che sui Mac dotati di OS X 10.4 o superiore. Il plugin è utilizzabile su tutti i principali browser: Chrome, Firefox, Internet Explorer e Safari.
E’ interessante notare come Google abbia sviluppato maggiormente il client chat integrato in Gmail piuttosto che Google Talk. Tale scelta però ha una sua logica, dato che in moltissimi casi Gmail è diventato, per gli utenti, un centro di comunicazione personale ed è quindi più sensato integrare al suo interno anche questa funzione di conversazione piuttosto che delegarla ad un applicativo esterno.
Quanti i ricordi del passato, quant’erano belli i vecchi tempi in cui erano i jukebox a scandire le colonne sonore di un’estate al mare, degli ombrelloni-oni-oni… Quante monetine, quante rotonde sul mare. Quanta nostalgia. I tempi corrono, e si portano dietro delle pietre miliari delle generazioni precedenti. Il jukebox è uno di questi: ormai è relegato a feticcio vintage/nostalgico nell’era dei lettori mp3 sempre più capienti. Ormai è passato di moda, ma non per tutti: bisogna reinventare tutto in chiave hi-tech, e così il jukebox diventa un aggeggio cool: l’IntelliTunes Digital Jukebox.In realtà definirlo jukebox è più che riduttivo: il gioiellino monta due schermi LCD touchscreen, amplificatore a due canali da 360watt incluso, un computer con Windows XP, scheda wireless per l’accesso ad Internet, lettore DVD, supporto per iPod e per altri lettori mp3, luci LED manco fosse una discoteca mobile, hard disk da 320giga espandibile, telecomando, software proprietario…
insomma, una vera e propria bomba per audiofili da appendere al muro. Prodotto da Game Cabinets Inc, il giochino costa quasi 4mila dollari, un prezzo un tantino elevato, ma vuoi mettere la faccia che farebbero gli amici se lo vedessero? Certe cose non hanno prezzo…
La notizia è delle scorse ore ma ancor’oggi continuano ad arrivarci segnalazioni di lettori che non riescono più ad avviare il loro personal computer, in seguito alla comparsa di una schermata blu recante l’errore
STOP: C0000135 Impossibile individuare un componente. Impossibile avviare l’applicazione specificata. USER32.dll non è stato trovato.
Il problema è collegato ad un incidente verificatosi con gli archivi delle firme virali del celeberrimo software antivirus AVG, sia per quanto riguarda la versione freeware del prodotto, sia per quanto concerne quelle a pagamento. Dopo l’applicazione di uno dei consueti aggiornamenti del database antivirus, AVG riconosceva erroneamente il file di sistema c:/windows/system32/user32.dll come infetto (Trojan Horse PSW.Banker4.APSA). Ovviamente si tratta di un falso positivo che però ha gettato nel panico molti utenti. Eliminando il file user32.dll o ponendolo in quarantena, infatti, il sistema operativo non si avvia più mostrando, al boot, una schermata blu.

La soluzione migliore per risolvere il problema è avviare il personal computer dal CD d’installazione di Windows, aggiornato con l’ultimo Service Pack installato sul sistema in uso. Premendo il tasto "R" al caricamento del CD ROM, si può accedere alla "Console di ripristino". A questo punto, nel caso in cui sul disco fisso sia installata una sola istanza di Windows, è sufficiente premere il tasto "1" seguito da Invio. La "Console di ripristino" richiederà l’inserimento della password dell’account amministratore.
Dal prompt dei comandi si dovranno digitare le istruzioni che seguono:
Ove d: è la lettera identificativa di unità assegnata al lettore CD ROM. Digitando exit il sistema si riavverà normalmente. Dopo aver fatto ingresso in Windows, è bene inserire temporaneamente la cartella c:/windows/system32 tra le eccezioni dell’antivirus e scaricare immediatamante le firme aggiornate in modo da risolvere definitivamente il problema.
In alternativa, è possibile ricorrere al CD di boot di AVG, facendo riferimento alle istruzioni seguenti :
Per mettere Windows in condizioni di funzionare nuovamente è necessario avviare il PC con un supporto rimovibile e reinserire i file nella posizione originaria.
Uso del CD di avvio per il ripristino automatico dei file rimossi.
La procedura si occupa automaticamente di ripristinare i file mancanti, disattivare la protezione permanente di AVG, disattivare le attività pianificate di AVG.
Il componente "Resident shield" in AVG risulterà disabilitato (è corretto)
Grisoft, software house sviluppatrice di AVG, ha comunque provveduto a risolvere immediatamente il problema attraverso il rilascio di firme antivirus aggiornate, esenti dal falso positivo.
Pubblicare dei link ai contenuti che circolano in rete senza l’autorizzazione dei detentori dei diritti non costituisce un crimine. Non per il giudice spagnolo che ha archiviato un procedimento a carico di Todotorrente.com, che metteva a disposizione file torrent per attingere a contenuti caricati dagli utenti, non per altri due giudici che nel medesimo giorno hanno archiviato due casi che pendevano su Indicedonkey eEmule24horas.
Non esiste reato, non esistono prove sufficienti a dimostrare che i gestori diTodotorrente.com abbiano violato le leggi sul diritto d’autore e abbiano danneggiato i detentori dei diritti: non ospitano i contenuti, non sono condannabili. Le indagini erano iniziate nel 2006, nel 2007 il sito era stato chiuso, gli amministratori erano stati arrestati, le loro abitazioni erano state messe a soqquadro alla ricerca di prove. Le forze dell’ordine ritenevano che Todotorrente.com fosse la vetrina online di una gang organizzata e senza scrupoli che, catturando l’attenzione di 700mila utenti al mese, avrebbe racimolato 30mila euro di guadagni all’anno con la pubblicità presente nel sito e avrebbe inflitto all’industria dei contenuti perdite per 535mila euro. Il sito non conteneva le opere ma, spiegavano le autorità, "disponeva di collegamenti a programmi di scambio di file denominati peer to peer o P2P. Semplicemente cliccando su questi link, e senza mettere in atto alcuna altra azione, venivano automaticamente eseguite tutte le operazioni necessarie perché l’utente ottenesse una copia illecita sul suo computer, in perfette condizioni per essere riprodotta".
La pubblicazione di link era stata considerata un favoreggiamento della violazione del diritto d’autore, per questo motivo gli amministratori si sono dovuti difendere in tribunale. Il giudice di una corte di Orihuela incaricato di valutare la loro posizione ha però archiviato il procedimento: "L’indagine effettuata ha dimostrato che i siti web si sono limitati a fornire l’indirizzo dove è possibile scaricare l’opera, senza però ospitare alcun file o fornire direttamente la possibilità di effettuare il download - ha spiegato il magistrato - quindi l’accusa di aver commesso un delitto non risulta debitamente giustificata". Il caso è stato provvisoriamente archiviato, l’accusa potrà chiederne la riapertura.
Ma gli amministratori di Todotorrente.com avranno a disposizione due precedenti per orchestrare la propria strategia difensiva, qualora i tutori dei diritti degli autori dovessero tornare alla carica. Il primo caso, valutato da un giudice di Ponferrada, ha assolto gli amministratori di Emule24horas, un sito dedicato al client di sharing e ai materiali che circolano nelle reti P2P: i gestori del sito rischiano comunque di dover corrispondere un risarcimento, che verrà eventualmente stimato in una nuovo procedimento civile. Il secondo caso, di rilevanza penale, ruotava intorno aIndicedonkey, dedicato alla pubblicazione di link ai contenuti scambiati da netizen a mezzo P2P: un giudice di Madrid ha stabilito che il codice penale non contempla reati che possano attribuirsi agli amministratori del sito e ha chiuso il caso, invitando eventualmente l’accusa a rivolgersi ad una corte che abbia competenza civile.
Entrambi i siti, Emule24horas e Indicedonkey, erano finiti nel mirino delle autorità e dei detentori dei diritti nel 2006, entrambi i siti non ospitavano che link a materiali condivisi dai netizen e ospitati su hard disk che non avevano nulla a che vedere con gli amministratori dei siti. Gli admin di Emule24horas sono stati scagionati sulla base del fatto che "non c’è alcuna prova che abbiano caricato in Internet il materiale e i contenuti protetti dal diritto d’autore che sono oggetto di scambio illecito, né che siano le stesse persone che ne abbiano praticato lo scambio". Il magistrato argomenta che "sono solo gli amministratori di una pagina web che in sé non è illecita, anche se alcuni dei suoi utenti l’hanno usata come uno dei mezzi per commettere atti che possono considerarsi come reati". Gli amministratori di Indicedonkey sono stati sollevati dalla responsabilità penale in quanto "il link rappresenta solo un modo di facilitare per l’utente l’accesso ad un’altra pagina web senza doverne digitare l’indirizzo".
Si tratta di decisioni che confermano l’orientamento mostrato nei giorni scorsi da una corte di Madrid, che ha assolto gli admin di Sharemula.com, un corrispettivo iberico di The Pirate Bay: la magistratura spagnola sembra aver deciso che i link del P2P non possono essere discriminati.
Incitando i downloader ad abbandonarsi al grido dell’orgoglio pirata "Io sono The Pirate Bay!", il blog della Baia scandinava del P2P annuncia trionfalmente di aver stabilitol’ennesimo record di peer attivi in contemporanea, arrivando a 22 milioni di indirizzi IP affaccendati a scaricare, uploadare, condividere sul più grande tracker pubblico su rete BitTorrent mai esistito.
Puoi provare a trascinarlo in tribunale, a usarlo come scusa per violare la privacy dei netizen italiani, a dirgli che è ormai storia superata dall’avanzamento tecnologico, ma il trio Brokep-Anakata-Tiamo che gestisce TPB rimane sempre lì in cima alle classifiche di gradimento dei condivisori di Internet, una spina nel fianco di un’industria multimediale affaccendata a mantenere lo status quo mentre si vede derisa da ragazzotti poco più che trentenni che con un semplice hobby hanno messo in ginocchio l’arroganza delle major.
Solo ad aprile di quest’anno la Baia aveva raggiunto i 12 milioni di peer contemporanei, 12 milioni di indirizzi IP impegnati all’unisono a far crescere la community di BitTorrent e lo stesso clamoroso trend positivo della centralità del sito nell’ambito dell’intera "scena" del P2P. In quell’occasione gli admin di TPB avevano invitato gli utenti a fare propaganda sperticata "con amici e famiglia" per guadagnare nuovi acquisti alla "causa" del file sharing, e si aspettavano certo di raggiungere i 20 milioni di peer ma in non meno di un anno di tempo. E invece a settembre il counter della Baia è arrivato a 15 milioni di peer, e dopo soli 7 mesi dai 12 milioni si è arrivati ora al record di 22 milioni di utenti condivisori contemporaneamente attivi sul tracker. Il breve messaggio che si può leggere sul blog di TPB ha un sapore quasi "obamiano", che in maniera non dissimile da quanto fatto ieri l’altro dal primo presidente afro-americano degli Stati Uniti d’America ringrazia"tutti voi là fuori che rendete questo sito quello che è. Insieme; uploader, seeder, leecher, moderatori e admin, noi siamo The Pirate Bay".
C’è poi chi come ars technica si lamenta del "silenzio stampa" deciso da Brokep dopo gli insulti ricevuti in TV a causa dell’ostracismo da parte del pubblico svedese ancora dipendente dai mezzi di comunicazione del secolo scorso, ma gli utenti della Baia non potranno che gioire per una maggiore disponibilità di fonti con cui condividere i contenuti online, scarsamente interessati come sono alla legalità o illegalità del loro comportamento. A questo punto non si può escludere, visto un ritmo di crescita chenon ha precedenti nella storia del P2P, che TPB si fermi presto temporaneamenteancora una volta per fare l’ennesimo upgrade alla misteriosa infrastruttura hardware "distribuita" in mezzo mondo che sostiene il portale.